Dimissioni da Presidente del Comitato
luglio 29, 2010Trova le differenze.
luglio 15, 2010
SAN PIETRO DI MORUBIO. Muro contro muro tra amministrazione e Ital Green Oil a Bonavicina
Il Comune fa il Comitato contro la centrale a olio
Per la prima volta è l’ente pubblico a organizzarsi proprio come un gruppo di pressione e si allea con la gente e con i territori vicini
Giovedì 15 Luglio 2010 PROVINCIA, pagina 33
Il dialogo è ormai tra sordi. È muro contro muro tra Ital Green Oil con il suo progetto di realizzare a Bonavicina una centrale per produrre energia elettrica dall’olio vegetale e il Comune che si oppone fermamente. L’impianto nascerebbe in zona industriale Martella, riconvertendone uno già esistente e in via di dismissione che produceva olio di soia. La nuova centrale ha, sulla carta, una potenza di 60 megawatt, prodotti bruciando 90 mila tonnellate di olio vegetale all’anno.
La Giunta del sindaco Giorgio Malaspina, fermamente contraria, può contare ora anche sull’appoggio di tutto il consiglio: maggioranza e minoranza, infatti, hanno fatto quadrato contro il progetto. Non solo, ma anche i comuni limitrofi sono solidali a San Pietro. L’assessore Gastone Vinerbini annuncia, poi, che chiederà alla Regione di avviare un’inchiesta pubblica, per sentire tutti i firmatari delle osservazioni al progetto. Osservazioni da presentare dopo aver preso visione del progetto, già consultabile in municipio.
A preoccupare per l’impatto ambientale considerato «insostenibile» dall’amministrazione è anche la costruzione di un camino di 30 metri che verrebbe innalzato a poca distanza dalle case, in zona ritenuta poco ventilata. Dalla sua bocca uscirebbero tonnellate di fumi per 8 mila ore all’anno e un poco gradevole odore di olio bruciato. Preoccupa anche l’inquinamento acustico delle elettroventole di raffreddamento esterne all’impianto. Alla fine, il traffico pesante che porterebbe la centrale sembra l’ultimo dei problemi: secondo le stime, infatti, dovrebbero essere non più di qualche decina i camion cisterna che al giorno farebbero la spola con i porti più vicini per rifornire l’impianto di olio vegetale proveniente da piantagioni di mezzo mondo.
I tentativi di dialogo, che pure sono stati fatti, per il momento sono sospesi. Lo ha fatto capire non solo il Comune ma pure la società, la quale intende proseguire per la sua strada, seguendo rigorosamente la procedura: il progetto è stato reso pubblico, per dare modo di presentare osservazioni. Cosa che è stata fatta. Quindi c’è stata anche un’assemblea a Bonavicina della Ital Green Oil: il contradditorio è stato parecchio animato, da residenti, amministratori e consiglieri.
È convinzione della Giunta che la società abbia scelto Bonavicina non perché luogo ideale, ma per salvare gli investimenti di un impianto che non ha trovato altri impieghi produttivi: per dismetterlo, infatti, sono già stati messi in mobilità una quarantina di dipendenti e non ne verranno assunti più di una decina, trasformandolo in una centrale elettrica ad olio vegetale.
«Finora non ci sono state offerte compensazioni», dice l’assessore Vinerbini, «come ad esempio centraline per il controllo dell’aria, piantumazioni di alberi, sconti sull’energia ai residenti. Mi chiedo dov’è la logica di questo progetto. Perché dobbiamo accettarlo? La ricaduta positiva per noi è pari zero».RO.MA.
SAN PIETRO DI MORUBIO. Muro contro muro tra amministrazione e Ital Green Oil a Bonavicina
Il Comune fa il Comitato contro la centrale a olio
Per la prima volta è l’ente pubblico a organizzarsi proprio come un gruppo di pressione e si allea con la gente e con i territori vicini
In due a gambe all’aria parlando di centrale
luglio 13, 2010SANGUINETTO. Consiglio rovente e con molti fuori programmaIn due a gambe all’aria parlando di centraleFabio TomelleriSi rompono le sedie del consigliere Antonella Ponso e dell’assessore ai Lavori pubblici RossignoliMartedì 13 Luglio 2010 PROVINCIA, pagina 33La centrale a biomasse sarà sparita, ma le polemiche che si trascinava dietro sono rimaste intatte. Non solo. L’ultima seduca del consiglio, oltre che incandescente, è stata veramente malaugurata: il sindaco ha perso le staffe e si è dovuto scusare e ben due sedie, quella del consigliere d’opposizione Antonella Ponso e dell’assessore ai Lavori pubblici Valentino Rossignoli – in perfetta par condicio – si sono spaccate una dopo l’altra, facendo ruzzolare a terra, a gambe all’aria, entrambi. Ma torniamo alla centrale sparita. Il ritiro di Termomeccanica ecologia dal progettare un impianto a paglia e stocchi di mais in via Campaiaro, ha provocato scintille e parole grosse tra maggioranza e opposizione di «Sanguinetto Cresce». Anche il sindaco Alessandro Braga ha perso varie volte le staffe. A fine serata, però, ha chiesto scusa «a quanti si sono sentiti offesi».Prima di comunicare lo stop al progetto, il primo cittadino ha sospeso la riunione per un quarto d’ora poiché, tra il pubblico, Mirco Moreschi, ex candidato sindaco di Nogara della lista «Nogara Virtuosa», intendeva filmare la riunione. Davide Boarati, comandante della polizia urbana, ha invitato Moreschi a spegnere la videocamera perché il sindaco non aveva autorizzato le riprese ed ha identificato l’uomo. Il sindaco ha quindi illustrato i motivi economici che hanno spinto la ditta a ritirarsi dal piano. Braga ha pure attaccato i consiglieri Antonella Ponso, Daniele Fraccaroli e Mario Mattioli per quello che è successo intorno al progetto della centrale: «In questi mesi, questi consiglieri hanno dato prova della peggior opposizione. Mi hanno apostrofato con i più brutti titoli che un sindaco possa ricevere».Pronta la replica. «Non corrisponde al vero», ha detto Fraccaroli, «che andassimo in giro a sostenere che la centrale fosse cosa già atta, ma siamo abituati alle vostre falsità. La nostra preoccupazione era rendere cosciente la popolazione di ciò che stava succedendo e cioè che l’amministrazione aveva predisposto tutto per la costruzione dell’inceneritore.Avete preferito la mancata informazione dei cittadini, specialmente sui danni a salute e ambiente». «Il ritiro del piano è avvenuto non perché vi siete resi conto della pericolosità della centrale, ma perché la ditta ha rinunciato. Chiediamo al sindaco di assumersi le responsabilità del clima di tensione che si è creato e di annullare tutti gli atti della convenzione».
La centrale della discordia sparisce per motivi economici (L’Arena 07.07.2010)
luglio 7, 2010SANGUINETTO. Gravoso l’impegno imposto da Agsm alla ditta che dovrebbe sostenere la spesa del teleriscaldamentoLa centrale della discordia sparisce per motivi economiciLa Termomeccanica ecologica getta la spugna perché non ritiene suo obbligo farsi carico di tutta la rete di trasporto del calore; intanto va avanti un altro impiantoMercoledì 07 Luglio 2010 PROVINCIA, pagina 33Stop al progetto della centrale a biomasse di via Campaiaro. Mentre in paese si discute del «bioconvertitore», proposto da Technika di Modena per produrre bioetanolo e lignina da paglia e stocchi di mais «digeriti» da enzimi, in Comune è arrivata la lettera di rinuncia della Termomeccanica ecologia di La Spezia alla costruzione di un termovalorizzatore che doveva essere alimentato con gli stessi scarti agricoli. Il ripensamento della ditta verrà comunicato dal sindaco Alessandro Braga nel Consiglio che si terrà oggi, alle 19, a Venera.La centrale a biomasse, da sette megawatt, doveva essere alimentata con 70 mila tonnellate di paglia e steli di mais all’anno. Per oltre un anno ha fatto discutere e litigare due amministrazioni, Nogara e Sanguinetto: ora sparisce.A spingere Aldo Sammartano, presidente di Termomeccanica ecologia, a non proseguire il progetto è stata la relazione dell’Azienda generale dei servizi municipalizzati di Verona (Agsm), interpellata dal Comune per uno studio di fattibilità dell’impianto di teleriscaldamento connesso alla centrale. Il 20 maggio scorso, l’azienda scaligera confermò la «fattibilità tecnica» della centrale. Tuttavia, per rendere l’impianto sostenibile economicamente, propose tre soluzioni diverse: o porre tutti gli investimenti sul teleriscaldamento «a carico di chi propone l’impianto» oppure prevedere che la ditta ceda il calore prodotto a costo quasi nullo. La terza proposta, infine, prevedeva «di non far pagare l’allaccio al cliente, bensì di incrementare in modo significativo la quota di contribuzione a suo carico».Tutte e tre le ipotesi, in particolare quella dell’investimento totale a carico del privato, sono state scartate dalla Termomeccanica. Sammartano il 30 giugno ha scritto al sindaco che l’investimento di fondi senza limiti «non è contemplato nel progetto da noi proposto». E ha aggiunto: «Pur consapevoli che il teleriscaldamento è un elemento fondamentale per la centrale, non sussistono le condizioni tecnico economiche affinché gli investimenti ad essa relativi vengano sostenuti dalla nostra società».Queste parole, per il sindaco Braga, suonano come una rinuncia al progetto. «L’impossibilità di realizzare la rete di teleriscaldamento», dice, «è una condizione che ostacola la prosecuzione del rapporto e della sottoscrizione della convenzione, già adottata in Consiglio e sottoscritta da Termomeccanica, Avepo e Seren». Braga aggiunge: «Mi dispiace che ci sia stato chi, in particolare i consiglieri di minoranza Daniele Fraccaroli, Antonella Ponso e Mario Mattioli, che in tutti questi mesi sono andati in giro dicendo che la centrale era già cosa fatta. Hanno fatto male i conti. L’ex assessore Christian Malini, all’opposizione, ha solo fatto un gesto teatrale».Intanto si fa avanti l’altra centrale, il bioconvertitore della Technika di Modena che ha illustrato l’impianto: sarà più piccolo di quello di Termomeccanica, funzionerà con 8.500 tonnellate di paglia e stocchi di mais all’anno che saranno trasformati da fermenti ed enzimi in bioetanolo, anidride carbonica e lignina. Dubbi sugli effettivi sostegni economici che avrà la nuova struttura e sui suoi limiti sono stati già espressi, rispettivamente, da Daniele Fraccaroli, capogruppo di «Sanguinetto Cresce» e da Michele Sganzerla, portavoce del Comitato del no alla centrale a biomasse.F.T.
Nella seduta del consiglio comunale del 7 luglio 2010 sembra esserci stato l’epilogo della vicenda inceneritore: nel consiglio comunale il sindaco ha dichiarato che, grazie al suo operato, Sanguinetto non avrà il tanto agognato inceneritore.
Le dichiarazioni del sindaco e dei suoi consiglieri hanno raggiunto picchi di sfacciataggine forse mai visti prima (detta così sembra veramente impossibile…); ma tant’è, scorriamo le spudorate dichiarazioni sentite ieri:
- “ Ho sempre detto che a fronte di un solo parere negativo non avrei fatto più niente”-: il camaleontico sindaco adesso si esibisce in equilibrismi degni del miglior saltimbanco, ma tutti ricordano la sua sicurezza nell’affermare durante l’incontro di ottobre in teatro, al fianco di Termomeccanica, che l’accordo era il migliore che si potesse fare, che aveva previsto e inserito tutte le garanzie per gli interessi del paese, che la centrale era sicura perché rispettava i limiti di legge. Soltanto dopo alcuni mesi il sindaco si è fatto più incerto, e ha iniziato a porsi qualche dubbio…In allegato gli stralci degli articoli di giornale: in novembre da “Il Nuovo Giornale” il sindaco dichiara convinto :”La centrale è sicura!”. Soltanto in gennaio iniziano ad insinuarsi dei dubbi e apre alla possibilità di non sottoscrivere la convenzione “allegramente” firmata dai consiglieri nel mese di settembre e su “Il Primo Giornale” di fine gennaio esprime i primi dubbi sui possibili rischi dell’inceneritore.
- “Grazie allo schema di convenzione da me adottato si è potuti alla fine scongiurare l’installazione dell’impianto perché la ditta ha seguito un iter autorizzativo diverso da quello standard”. Osservazioni: la ditta sapeva che l’iter standard aveva portato soltanto a degli insuccessi (si veda Gazzo e Nogara) e ha provato un diverso approccio col nuovo sindaco appena insediatosi, sperando di trovare un appoggio a livello locale. Si noti però che l’espediente per mandare a monte tutto è stato trovato sulla questione del teleriscaldamento non realizzabile a costi sostenibili in un paese come Sanguinetto (ma va? strano!): la richiesta esplicita e vincolante del teleriscaldamento alle case di Sanguinetto assolutamente non compare nel famoso schema di convenzione sottoscritto alla velocità della luce da tutti i consiglieri il 14 settembre 2009(!). In altre parole, riassumendo le tappe principali della vicenda: l’amministrazione appena eletta si sarebbe fatta abbindolare da Termomeccanica, ha firmato il primo contratto che gli è stato offerto (risarcimento irrisorio, piena libertà di movimento da parte dell’imprenditore, nessun obbligo per il teleriscaldamento); dopo le violente proteste del comitato e della minoranza che hanno fatto aprire gli occhi anche ai più ottusi (sindaco e vicesindaco su tutti…), hanno realizzato di averla pestata veramente grossa e hanno così pian piano preparato le mosse per uscire dal vicolo cieco… Colmo dei colmi, adesso il sindaco si attribuisce addirittura il merito di aver evitato l’insediamento dell’eco-mostro!!! C’è di più: anche se Braga adesso straccia la demenziale convenzione pre-firmata l’anno scorso, Termomeccanica potrebbe ugualmente andare in Regione per chiedere l’autorizzazione, secondo la solita procedura standard, alla faccia di Braga e di tutti quelli che adesso vogliono prendersi il merito di essere tutori della salute pubblica
- “La ditta ha dovuto rinunciare alla realizzazione dell’impianto perché gli è stato chiesto di realizzare anche la rete di teleriscaldamento, che io e Rossignoli abbiamo sempre considerato requisito indispensabile” (!). Osservazioni: clamorosa bugia. La questione del teleriscaldamento per l’intero paese, come richiesta e condizione indispensabile per la realizzazione dell’inceneritore, è iniziata ad emergere alle cronache solo dopo molti mesi dall’inizio della vicenda, quando i nostri amministratori hanno iniziato finalmente a capire di aver imboccato una strada senza uscita. Soltanto dopo molti mesi, soltanto dopo aver tardivamente accettato di indagare la situazione e chiedere ad enti competenti pareri autorevoli, la questione dell’utilizzo dell’energia termica è emersa in tutta la sua ovvietà essendo requisito indispensabile per rendere minimamente logico una impianto del genere.
- “Ribadisco, sarebbe stata un’ottima opportunità per il paese di Sanguinetto!”. Allora ci risiamo!!!!! Dopo aver dichiarato di aver capito (meglio tardi che mai…) che l’impianto, per non avere un pesante impatto inquinante e dannoso per il paese, avrebbe dovuto prevedere necessariamente un mastodontico impianto di teleriscaldamento di fatto impossibile da realizzare dal punto di vista della fattibilità economica, adesso si ritorna a dire, una volta di più, che sarebbe stato un impianto importante per il paese. Della serie: abbiamo discusso e litigato per un anno di una cosa demenziale e irrealizzabile solo perché era un’idea balzana che però piaceva al sindaco e ai suoi amici.

Pubblicato da nocentrale 








